Chi frequenta parchi cittadini o viali alberati li incontra sempre più spesso. Gli scoiattoli attraversano i sentieri con movimenti rapidi, si fermano per pochi secondi e poi scompaiono tra i rami. A volte sembrano avvicinarsi alle persone con una sicurezza sorprendente, quasi senza timore. Ma cosa sta davvero succedendo quando uno scoiattolo riduce la distanza?
Non è una ricerca di contatto diretto, ma il risultato di un adattamento progressivo agli spazi urbani.
La distanza come linguaggio
Gli scoiattoli osservano molto prima di avvicinarsi. Rimangono immobili, studiano i movimenti e decidono se proseguire o cambiare direzione. La distanza che mantengono non è casuale: varia in base al rumore, alla velocità dei passi e alla presenza di altri animali.
Nei parchi urbani, dove il passaggio umano è costante e prevedibile, imparano a modulare il comportamento. Non diventano domestici, ma sviluppano una tolleranza maggiore verso ciò che riconoscono come parte dell’ambiente quotidiano.
Perché sembrano più curiosi
Molte persone interpretano l’avvicinamento come curiosità o fiducia. In realtà, spesso è legato alla ricerca di cibo o alla semplice esplorazione del territorio. Gli scoiattoli sfruttano ogni occasione per raccogliere informazioni: osservano movimenti delle mani, rumori di sacchetti, cambiamenti nella postura.
Questo non significa che chiedano interazione. È piuttosto una strategia per capire se la situazione resta prevedibile o se è meglio allontanarsi.
Un equilibrio fragile tra natura e città
La presenza sempre più frequente degli scoiattoli nei parchi racconta un adattamento silenzioso agli spazi urbani. Alberi isolati, aiuole e percorsi pedonali diventano corridoi attraverso cui muoversi senza esporsi troppo.
Osservarli mentre cambiano direzione all’ultimo momento o si fermano su un tronco per controllare l’ambiente rivela quanto il loro comportamento sia guidato dall’attenzione costante, più che dalla semplice curiosità.
Guardare senza avvicinarsi troppo
Il modo migliore per osservare uno scoiattolo resta quello più discreto. Fermarsi, rallentare i movimenti e lasciare che sia l’animale a decidere la distanza permette di cogliere dettagli che altrimenti passerebbero inosservati.
In questi piccoli incontri nei parchi cittadini si intravede come alcune specie stiano imparando a convivere con la presenza umana, senza rinunciare alla propria natura selvatica. Ed è proprio in questo equilibrio che lo sguardo cambia: non più un animale “vicino”, ma un osservatore silenzioso che condivide lo stesso spazio.








